Alle parole non corrisposti i fatti: la resa al 74' non fa giustizia ad un Napoli da scudetto [GRAFICO]

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NAPOLI - L'Inter non poteva che lasciare l'amaro in bocca, anche peggio dell'emergenza 1-1 della Juve a Torino. Per la capacità di affrontare gli avversari allo stesso modo, per le occasioni create, per l'inspiegabile finale. Senza dubbio, due punti potrebbero essere sei punti se ci fossero due concorrenti diretti. Il Napoli è arrivato alla partita imperterrito, ei protagonisti, forse per la prima volta, hanno parlato della possibilità di gareggiare per lo scudetto senza voltarsi. Con un certo coraggio e una certa sfrontatezza. Da Spalletti a Mario Rui, da Osmeen a Zielinski ("Siamo dei campioni di Serie A"), parole brillanti hanno colpito il cuore dei tifosi azzurri accorsi all'Hotel della vigilia, poi precipitati fuori Maradona, verso questa squadra coraggiosa. mancava il coraggio nel momento cruciale. Il coraggio di fallire per primo è stato il vero comandante della barca, non Koulibalyma Spalletti, che sembrava quasi avesse scelto di tirare il remo in barca durante la fase cruciale della sfida di campionato. Si è parlato tanto del rigore finale, ovvero della sostituzione all'84', ma in realtà questo è un altro momento cruciale, a 10 minuti dal piegamento di Spallettichere, la finale di Napoli-Inter è: al 74' Spalletti sostituisce Fabio con Anguisa, il Primo cambio per il Napoli dopo la sostituzione obbligatoria di Politano, che ha condizionato la partita preparata da Spalletti, e l'impatto è stato enorme, con As for Napoli che si spingerà più a sinistra in attacco. E questo grafico lo conferma: il possesso nei quarti di finale conferma che se il Napoli ha sempre avuto più possesso degli avversari nel primo tempo, la palla è stata recuperata ai nerazzurri durante la partita. Ma se c'era un equilibrio prima della mezz'ora, allora al 75' il Napoli si arrende all'Inter negli ultimi 20 minuti (compreso il recupero), accettando il pareggio e bloccando il tentativo. Questo è soddisfatto in finale UnNapoliche Se vuole giocare in Serie A, come sostiene, può fare di più e anche provare in finale. Non rinunciare a Osmeen e ai suoi riferimenti tecnici in campo. Non che non voglia provarci, ma forse questa volta la scelta di Spaladin non ha dato i suoi frutti: senza Fabian e Lobotka in possesso palla ha perso il possesso del gioco e l'ultimo cambiamento è stato quello di volere Il messaggio difende il collegamento con la leadership attraverso. Victor, Insigne e Zielinski sono usciti per andare avanti con il punteggio di 3-5-2, con Mertens e Ounasbuttati in campo per un'impareggiabile battaglia contro la linea di fondo nerazzurra, che in precedenza aveva faticato a contenere Osimhen. Nove palloni giocati tra belgi e algerini, pochissimi. Anguisa Lobotka è stata costretta ad iniziare un'altra partita: non più guidare e dominare la partita, ma difendere il risultato. Un peccato e un'occasione mancata, acuita agli occhi dei tifosi, non solo per il cambio all'84', ma anche per l'orrenda punizione nella ripresa che ha rappresentato l'ultima occasione della partita. Il Napoli ha tenuto la partita fino a quando un gol accidentale di di Dzekoche ha fatto cambiare gli equilibri. Oltre alla pole position di Zielinski, gli azzurri hanno avuto tre occasioni con l'aiuto di Osmeen, Elmas e Insigne. Nonostante la stampa finale, i nerazzurri sono stati retrocessi in Bosnia Erzegovina solo con un gol nel primo tempo e un colpo di testa innocuo, ma resta il fatto che se un episodio fortunato ha davvero cambiato l'inerzia del gioco, Napoli c'è sempre stato tempo (e cambio) per giocare il secondo tempo con più coraggio e voglia di vincere. Chi vuole lottare per il campionato, non con le parole, ma con i fatti. I campionati sono lunghi e le opportunità torneranno: questa squadra può usarli in modo diverso? Il passato ci avrebbe chiesto di rispondere "no", ma c'è ancora tempo perché alcuni elementi chiave di questa squadra crescano mentalmente, ed è sicuramente ancora una corsa al titolo.

Aggiornato il 13 Febbraio 2022 da amministratore